Quali artisti italiani espongono quest’anno nei festival di ceramica? Le nuove promesse da conoscere ora

La stagione dei festival di ceramica in Italia riporta in primo piano una generazione di autori che padroneggia processo, materiali e norme con rigore. Tra maggio e settembre, le rassegne lungo la penisola selezionano proposte orientate a tecniche pulite, tracciabilità delle materie prime e dialogo con l’architettura. L’autrice, cresciuta a Grottaglie, ricorda come le donne della sua famiglia tramandassero ricette di smalti fatti in casa: oggi quella memoria si traduce in criteri tecnici verificabili e in una sensibilità per la sicurezza d’uso, la riduzione degli scarti e la compatibilità con gli standard professionali.
Criteri e tendenze tecniche nei festival italiani
Le direzioni curate quest’anno valorizzano tre assi: qualità di cottura (stabilità dimensionale, assorbimento d’acqua e resistenza meccanica), sostenibilità (materie prime locali, riduzione dei cicli, forni efficienti) e aderenza alle norme quando le opere sono funzionali. Nel caso di oggetti destinati al contatto con alimenti, valgono i limiti di cessione di piombo e cadmio fissati dalla Direttiva 84/500/CEE (metodo di prova in EN 1388-1/2): 0,8 mg/dm² per il piombo su piani, 4 mg/dm² su contenitori cavi; per il cadmio 0,07 mg/dm² e 0,3 mg/dm² rispettivamente. Molti autori dichiarano smalti privi di piombo e curve di cottura ottimizzate per minimizzare la volatilizzazione dei fondenti.
La cultura materiale dialoga anche con la progettazione: la classificazione merceologica delle superfici ceramiche definita da UNI EN 14411 offre un lessico comune con architetti e interior designer quando le opere sconfinano in rivestimento. Il sostegno istituzionale e le reti territoriali coordinate dal Ministero della Cultura stabilizzano residenze, premi e mostre collaterali, favorendo l’ingresso di nuove promesse in vetrine nazionali.
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Lucia De Santis (Napoli)
Predilige la terra sigillata, uno slip fine decantato applicato su terracotta e lucidato a stecca, che crea una micro-pellicola a bassa porosità. Cottura elettrica a 980–1.020 °C, con cicli di 8–10 ore e affumicatura finale in contenitori chiusi per virare i toni. I pezzi sono scultorei: non destinati al contatto alimentare. La regolarità di granulometria e il controllo della riduzione parziale garantiscono superfici setose e uniformi.
Matteo Ruggieri (Faenza)
Lavora in gres ad alta temperatura (1.260–1.300 °C), smalti a cenere e shino. Utilizza un forno a legna con atmosfera riducente calibrata, conico Orton 10 come riferimento, per cicli di 18–24 ore. I moduli sono studiati per assemblaggi architettonici leggeri; assorbimento < 1,5%. Le colature da ceneri di vite e faggio danno variazioni cromatiche controllate grazie a campionature sistematiche e curve di raffreddamento lente.
Giada Loperfido (Grottaglie)
Rielabora la maiolica tradizionale su biscotto a 980 °C, seconda cottura a 940–980 °C con cristalline matt prive di piombo e ossidi coloranti a basso tenore di cobalto. Disegno modulare ispirato ai tessuti mediterranei. Per i pezzi d’uso dichiara prove di cessione conformi a EN 1388; le superfici risultano lavabili e stabili ai cicli domestici.
Samuele Gori (Montelupo Fiorentino)
Porcellana da colaggio e ibridazioni con estrusione 3D (robocasting). Impasti kaolinici a ritiro medio del 14–16%, cotture a 1.240–1.260 °C in forno elettrico, con sinterizzazione completa e traslucenza su spessori di 2–3 mm. Sviluppa microcristalline controllate su terzo fuoco per pezzi d’arte; per l’uso funzionale adotta trasparenti borosilicati senza piombo.
Aisha Ben Amar (Torino)
Ricerca sul raku nudo e craquelé: biscotto a 980 °C, smaltatura a 920–960 °C, estrazione a caldo e affumicatura in riduzione. Tracciati di fumo e microfratture sono calibrati con raffreddamenti differenziati e barriere resist. Non destinato al cibo; focus su scultura muraria e vasi-ambiente. Studio accurato delle dilatazioni termiche per prevenire spaccature tardive.
Rita Zema (Caltagirone)
Specialista del lustro a terzo fuoco (740–780 °C) con sali metallici e riduzione controllata. Stratifica film sottili di rame e argento su smalti piombici storici ricreati in versioni lead-free. La documentazione tecnica esplicita l’inidoneità al contatto con alimenti, mentre la finalità è esclusivamente artistica. La gestione dei fumi è affidata a forni ventilati con filtri a carbone attivo.
Elia Montesi (Perugia)
Paper clay e stampi modulari per strutture leggere. Impasti additivati con cellulosa per maggiore resistenza a crudo e minori deformazioni in asciugatura. Cotture a 1.200–1.230 °C, smalti satinati a base di feldspati e caolinite. Integra trasduttori piezoelettrici in opere sonore, usando guarnizioni ceramiche per isolare componenti elettronici dal calore.
Sofia Pavesi (Milano)
Robocasting con paste di gres fine; controllo del filamento tramite ugelli da 0,8–1,2 mm e umidità ambiente costante al 50–55%. Sinterizza a 1.220–1.240 °C, quindi leviga con sabbiatura fine (120–180 mesh). Smalti trasparenti alcalini low-silica per preservare la trama di stampa. Documenta parametri di slicing e curve di cottura per la replicabilità.
Davide Fenoglio (Biella)
Sviluppa smalti a cenere derivati da potature di vite e nocciolo, con mappatura dei flussi di K2O e CaO. Gres a 1.250 °C, base feldspatica e additivi di gesso per modulare la tensione dello smalto. L’analisi LCA interna evidenzia riduzione delle emissioni grazie a cicli più brevi e impiego di refrattari ad alta efficienza.
Tecniche, smalti e sicurezza: cosa distingue questi autori
La grammatica tecnica comune è il controllo: scelta dell’impasto coerente con la destinazione d’uso, curva di cottura stabile, smalti compatibili per coefficiente di dilatazione (COE). Nei lavori d’uso, l’adozione di smalti privi di piombo e la verifica della cessione di metalli pesanti secondo EN 1388-1 (piani) ed EN 1388-2 (contenitori) sono ormai standard. Per i lavori d’arte, la trasparenza su materiali e limiti d’uso evita ambiguità. Molti autori dichiarano anche conformità al Regolamento REACH per le materie prime acquistate.
Riemerge inoltre una manualità colta: engobi levigati, terra sigillata, cristalline controllate, lustri a film sottile. È un sapere che, nelle comunità ceramiche storiche, ha spesso viaggiato per via orale. L’esperienza femminile nella preparazione degli smalti domestici, tramandata per ricette e gesti, torna oggi come metodo: pesate tracciate, tempi misurati, registri di forno condivisi con le giurie e i curatori dei festival.
Confronto rapido
| Artista | Tecnica | Temperatura | Atmosfera/Forno | Destinazione |
|---|---|---|---|---|
| Lucia De Santis | Terra sigillata | 980–1.020 °C | Elettrico, affumicatura | Arte |
| Matteo Ruggieri | Gres, cenere/shino | 1.260–1.300 °C | Legna, riduzione | Arte/Architettura |
| Giada Loperfido | Maiolica lead-free | 940–980 °C | Elettrico | Uso/Arte |
| Samuele Gori | Porcellana, 3D | 1.240–1.260 °C | Elettrico | Uso/Arte |
| Aisha Ben Amar | Raku nudo | 920–960 °C | Gas, estrazione | Arte |
| Rita Zema | Lustro terzo fuoco | 740–780 °C | Elettrico ventilato | Arte |
Dove vederli e come orientarsi tra i programmi
Questi autori sono presenti nei principali festival e nelle rassegne collaterali: stand ufficiali, sezioni off, residenze e open studio. Per pianificare la visita è utile:
- Consultare i programmi aggiornati delle rassegne principali, con attenzione alle sezioni giovani e ai premi tecnici.
- Verificare le note tecniche pubblicate dagli artisti: tipo di impasto, curva di cottura, idoneità d’uso. Informazioni spesso disponibili in scheda opera.
- Seguire le residenze territoriali sostenute da fondazioni e amministrazioni locali, dove i prototipi entrano in produzione limitata.
- Richiedere certificazioni di prova per oggetti d’uso (rapporti EN 1388); molti laboratori le rilasciano su richiesta.
La mappa italiana dei festival valorizza la continuità tra tradizione e innovazione. Le nuove promesse elencate qui si distinguono per metodo, tracciabilità delle scelte e chiarezza progettuale. È in questa convergenza, più che nell’effetto speciale, che maturano le ceramiche destinate a durare: superfici ben cotte, smalti compatibili, destinazioni d’uso esplicitate e una cultura tecnica condivisa tra bottega e istituzioni.

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