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Pennelli per decorare la ceramica: guida pratica alle setole e alle forme più adatte

📅 13 Agosto 2026✍️ di Marta Baggi⏱️ 6 min di lettura

In bottega mi sento sempre fare la stessa domanda: quale pennello uso per ottenere una linea pulita, una sfumatura morbida o uno smalto uniforme? Dopo anni tra laboratori e forni, ho capito che la risposta non è un marchio, ma una combinazione di setole, forma e gesto. Qui condivido ciò che applico ogni giorno al banco, con esempi reali e indicazioni subito spendibili.

Setole: naturali o sintetiche, e perché

La scelta della setola decide scorrimento, rilascio del colore e controllo. Le naturali (martora, kolinsky, bue, capra) trattengono molta acqua e scaricano in modo progressivo: perfette per lavis, filetti morbidi e campiture sottili su biscotto. Le trovo imbattibili per ossidi e sottocristalline quando cerco sfumature senza stacchi netti.

Le sintetiche moderne (nylon, taklon) hanno fatto un salto di qualità: elastiche, reattive e più resistenti agli impasti abrasivi di engobbi e smalti densi. Se lavorate con sottosmalti commerciali o colori molto pigmentati, la punta sintetica dà bordi nitidi e rimbalzo controllato. In più si pulisce in un attimo, prezioso quando cambio tonalità spesso.

Le setole miste combinano pancia generosa e ritorno elastico: una via di mezzo onesta, utile quando devo passare da una linea a una campitura senza cambiare strumento. Per applicazioni a grande superficie — penso a smalti da Raku o bagni su gres — il pennello a setole morbide di capra (tipo hake giapponese) scorre senza rigare.

Mi è capitato di recente, durante una dimostrazione ad Urbania, di invertire i risultati semplicemente cambiando setola: con un sintetico medio ho ottenuto lettere nitide su maiolica cruda; con martora fine, la stessa parola è diventata una pennellata viva e sfumata. Non era il colorante, era la fibra.

Forme del pennello e quando usarle

La forma determina impronta e controllo. Il tondo a punta lunga è il mio jolly per linee, dettagli, filetti sottili: mantiene riserva e non si apre facilmente. Il piatto copre campiture, bordi netti e sfumature per trascinamento; ottimo per bande su tazze e piatti. La lingua di gatto accompagna le curve e crea transizioni morbide senza lasciare “spigoli”.

Per decorazioni calligrafiche uso un liner (o rigger): serbatoio lungo, tratto continuo anche con diluizioni leggere. Il ventaglio è specialistico: tampona, marezza, distribuisce fini puntinature su smalti e ingobbi. Quando devo posare smalto su biscotto in grandi superfici, ricorro a un hake largo: tre passate incrociate e niente righe.

In fase di crudo (argilla essiccata ma non cotta) preferisco pennelli più morbidi: l’argilla assorbe in fretta e un tocco leggero evita solchi. Su biscotto, invece, posso permettermi setole un filo più rigide per spingere il colore nei pori senza lasciare bande.

Abbinare pennello, supporto e prodotto

Ogni combinazione ha il suo equilibrio. Con engobbi densi sul crudo uso sintetici piatti o lingua di gatto: spingono il materiale senza “beccare” la superficie. Con sottosmalti su biscotto scelgo tondo naturale o sintetico fine: controllo di bordo e scarico regolare. Ossidi e carbonati diluiti si sposano con martora/kolinsky: il lavis prende vita e non lascia macchie.

Per smalti fluidi su gres e porcellana biscotto, il pennello largo morbido (capra) è l’alleato giusto, a patto di lavorare in passate incrociate e continue. Se faccio maiolica tradizionale su smalto crudo, uso liner e tondi elastici per filetti e arabeschi: il pennello deve “galleggiare” sulla superficie senza inciderla, tipico della decorazione su Maiolica.

Un lettore mi ha chiesto come evitare i segni di pennello su porcellana: risposta breve, due mosse. Primo, diluire leggermente il colore per favorire autolivellamento. Secondo, tondo a pancia generosa e passate continue senza tornare indietro sulla zona che sta asciugando.

Tecnica sul campo: gesti, diluizioni, pulizia

Per tracciare linee stabili, carico metà punta, poi scarico l’eccesso sul bordo della tavolozza. Appoggio pancia e non solo punta: a 45° il flusso è costante e la mano non trema. Respiro: ogni tratto inizia su un respiro in uscita. Se devo fare bande, blocco il polso e muovo l’avambraccio, non le dita.

Diluizione: per sottosmalti medio-fluide parto da rapporto 1:0,3 con acqua, poi aggiusto a seconda della porosità del biscotto. Per ossidi a lavis spingo anche a 1:1 per velature trasparenti. Testo sempre su una tessera biscuit della stessa cottura del pezzo: quello che funziona su terracotta porosa può fracassarsi su gres più chiuso.

Tra un colore e l’altro lavo subito in acqua tiepida con una goccia di sapone neutro. Niente acqua bollente: apre la cuticola delle setole naturali e le sfibra. Modellate la punta con le dita e lasciate asciugare in orizzontale: in verticale l’acqua scende nel manico, gonfia il legno e allenta la ghiera.

Se lavoro con smalti contenenti particelle grossolane, tengo un pennello dedicato: abrasione e contaminazioni sono subdole. E non strofino mai contro il fondo del barattolo: emulsiono sul piattino o su una tavolozza smaltata, così evito che la punta si apra.

Errori comuni da evitare

  • Usare la setola sbagliata: sintetico rigido su smalto fluido lascia scie; naturale troppo morbida con engobbi sabbiosi si rovina in fretta.
  • Premere troppo: appiattisce la punta e crea bordi frastagliati. Lasciate lavorare la pancia del pennello.
  • Ripassare su zone in asciugatura: si formano strappi e aloni. Meglio tre passate rapide incrociate che due riprese lente.
  • Saltare la tessera prova: porosità e assorbimento cambiano tutto. Cinque minuti di test salvano una cottura.
  • Pulire male: residui nel tallone irrigidiscono la base e la punta non richiude più.

Un caso reale: il bordo che sbavava

In una scuola a Pesaro, una studentessa non riusciva a tenere dritto un filetto blu su smalto crudo. Stava usando un tondo corto, sintetico e molto carico. Le ho passato un liner lungo in martora, ho diluito il colore con due gocce in più e le ho fatto partire il tratto da un punto fuori bordo, rientrando in curva con il gomito appoggiato. Il filetto è venuto pulito al primo colpo. Morale: serbatoio lungo, diluizione giusta e appoggio stabile.

Kit essenziale e sostenibile

Se dovessi allestire oggi un rotolo base senza sprechi, metterei questi strumenti. Sono pochi, versatili e coprono il 90% delle situazioni su biscotto e crudo.

  • Tondo a punta lunga (sintetico medio e naturale fine): linee, scritte, dettagli.
  • Piatto medio (sintetico): campiture, bande, fondi uniformi.
  • Liner lungo (naturale): filetti continui e calligrafia su smalto crudo.
  • Hake morbido largo: stesura smalti fluidi, soprattutto su pezzi grandi.
  • Uno “sacrificabile” per engobbi abrasivi: meglio sintetico economico.

Manutenzione fa rima con longevità: niente ammolli eterni, niente solventi aggressivi; un sapone di Marsiglia solido fa miracoli. Se scegliete setole sintetiche di qualità, riducete l’usura e l’impatto etico senza rinunciare alla precisione.

Dove sperimentare davvero

Ogni laboratorio ha le sue ricette. In maiolica, il tocco deve sfiorare; nel gres, può spingere. Nel Raku, lo smalto spesso gradisce un pennello largo che posa senza rigare. Portate con voi una piccola scheda delle vostre diluizioni e dei pennelli usati: al terzo forno avrete un manuale personale infallibile.

La verità è semplice: non esiste un “pennello giusto” in assoluto. Esiste quello adatto al vostro gesto, al corpo dell’argilla e al comportamento del colore in cottura. Provate, annotate, correggete. È così che, giorno dopo giorno, la mano impara a parlare con la terra.

Marta Baggi

Marta Baggi si è innamorata della ceramica durante un viaggio nelle Marche, dove ha preso parte a un workshop sulle tecniche di cottura Raku. Da allora colleziona interviste e storie degli artigiani emergenti. I suoi articoli pongono particolare attenzione alla sperimentazione nei laboratori contemporanei.

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