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Quali artisti italiani espongono quest’anno nei festival di ceramica? Le nuove promesse da conoscere ora

📅 19 Agosto 2026✍️ di Nives Tagliari⏱️ 6 min di lettura

La stagione dei festival di ceramica in Italia riporta in primo piano una generazione di autori che padroneggia processo, materiali e norme con rigore. Tra maggio e settembre, le rassegne lungo la penisola selezionano proposte orientate a tecniche pulite, tracciabilità delle materie prime e dialogo con l’architettura. L’autrice, cresciuta a Grottaglie, ricorda come le donne della sua famiglia tramandassero ricette di smalti fatti in casa: oggi quella memoria si traduce in criteri tecnici verificabili e in una sensibilità per la sicurezza d’uso, la riduzione degli scarti e la compatibilità con gli standard professionali.

Criteri e tendenze tecniche nei festival italiani

Le direzioni curate quest’anno valorizzano tre assi: qualità di cottura (stabilità dimensionale, assorbimento d’acqua e resistenza meccanica), sostenibilità (materie prime locali, riduzione dei cicli, forni efficienti) e aderenza alle norme quando le opere sono funzionali. Nel caso di oggetti destinati al contatto con alimenti, valgono i limiti di cessione di piombo e cadmio fissati dalla Direttiva 84/500/CEE (metodo di prova in EN 1388-1/2): 0,8 mg/dm² per il piombo su piani, 4 mg/dm² su contenitori cavi; per il cadmio 0,07 mg/dm² e 0,3 mg/dm² rispettivamente. Molti autori dichiarano smalti privi di piombo e curve di cottura ottimizzate per minimizzare la volatilizzazione dei fondenti.

La cultura materiale dialoga anche con la progettazione: la classificazione merceologica delle superfici ceramiche definita da UNI EN 14411 offre un lessico comune con architetti e interior designer quando le opere sconfinano in rivestimento. Il sostegno istituzionale e le reti territoriali coordinate dal Ministero della Cultura stabilizzano residenze, premi e mostre collaterali, favorendo l’ingresso di nuove promesse in vetrine nazionali.

Nuove promesse: profili tecnici

Lucia De Santis (Napoli)

Predilige la terra sigillata, uno slip fine decantato applicato su terracotta e lucidato a stecca, che crea una micro-pellicola a bassa porosità. Cottura elettrica a 980–1.020 °C, con cicli di 8–10 ore e affumicatura finale in contenitori chiusi per virare i toni. I pezzi sono scultorei: non destinati al contatto alimentare. La regolarità di granulometria e il controllo della riduzione parziale garantiscono superfici setose e uniformi.

Matteo Ruggieri (Faenza)

Lavora in gres ad alta temperatura (1.260–1.300 °C), smalti a cenere e shino. Utilizza un forno a legna con atmosfera riducente calibrata, conico Orton 10 come riferimento, per cicli di 18–24 ore. I moduli sono studiati per assemblaggi architettonici leggeri; assorbimento < 1,5%. Le colature da ceneri di vite e faggio danno variazioni cromatiche controllate grazie a campionature sistematiche e curve di raffreddamento lente.

Giada Loperfido (Grottaglie)

Rielabora la maiolica tradizionale su biscotto a 980 °C, seconda cottura a 940–980 °C con cristalline matt prive di piombo e ossidi coloranti a basso tenore di cobalto. Disegno modulare ispirato ai tessuti mediterranei. Per i pezzi d’uso dichiara prove di cessione conformi a EN 1388; le superfici risultano lavabili e stabili ai cicli domestici.

Samuele Gori (Montelupo Fiorentino)

Porcellana da colaggio e ibridazioni con estrusione 3D (robocasting). Impasti kaolinici a ritiro medio del 14–16%, cotture a 1.240–1.260 °C in forno elettrico, con sinterizzazione completa e traslucenza su spessori di 2–3 mm. Sviluppa microcristalline controllate su terzo fuoco per pezzi d’arte; per l’uso funzionale adotta trasparenti borosilicati senza piombo.

Aisha Ben Amar (Torino)

Ricerca sul raku nudo e craquelé: biscotto a 980 °C, smaltatura a 920–960 °C, estrazione a caldo e affumicatura in riduzione. Tracciati di fumo e microfratture sono calibrati con raffreddamenti differenziati e barriere resist. Non destinato al cibo; focus su scultura muraria e vasi-ambiente. Studio accurato delle dilatazioni termiche per prevenire spaccature tardive.

Rita Zema (Caltagirone)

Specialista del lustro a terzo fuoco (740–780 °C) con sali metallici e riduzione controllata. Stratifica film sottili di rame e argento su smalti piombici storici ricreati in versioni lead-free. La documentazione tecnica esplicita l’inidoneità al contatto con alimenti, mentre la finalità è esclusivamente artistica. La gestione dei fumi è affidata a forni ventilati con filtri a carbone attivo.

Elia Montesi (Perugia)

Paper clay e stampi modulari per strutture leggere. Impasti additivati con cellulosa per maggiore resistenza a crudo e minori deformazioni in asciugatura. Cotture a 1.200–1.230 °C, smalti satinati a base di feldspati e caolinite. Integra trasduttori piezoelettrici in opere sonore, usando guarnizioni ceramiche per isolare componenti elettronici dal calore.

Sofia Pavesi (Milano)

Robocasting con paste di gres fine; controllo del filamento tramite ugelli da 0,8–1,2 mm e umidità ambiente costante al 50–55%. Sinterizza a 1.220–1.240 °C, quindi leviga con sabbiatura fine (120–180 mesh). Smalti trasparenti alcalini low-silica per preservare la trama di stampa. Documenta parametri di slicing e curve di cottura per la replicabilità.

Davide Fenoglio (Biella)

Sviluppa smalti a cenere derivati da potature di vite e nocciolo, con mappatura dei flussi di K2O e CaO. Gres a 1.250 °C, base feldspatica e additivi di gesso per modulare la tensione dello smalto. L’analisi LCA interna evidenzia riduzione delle emissioni grazie a cicli più brevi e impiego di refrattari ad alta efficienza.

Tecniche, smalti e sicurezza: cosa distingue questi autori

La grammatica tecnica comune è il controllo: scelta dell’impasto coerente con la destinazione d’uso, curva di cottura stabile, smalti compatibili per coefficiente di dilatazione (COE). Nei lavori d’uso, l’adozione di smalti privi di piombo e la verifica della cessione di metalli pesanti secondo EN 1388-1 (piani) ed EN 1388-2 (contenitori) sono ormai standard. Per i lavori d’arte, la trasparenza su materiali e limiti d’uso evita ambiguità. Molti autori dichiarano anche conformità al Regolamento REACH per le materie prime acquistate.

Riemerge inoltre una manualità colta: engobi levigati, terra sigillata, cristalline controllate, lustri a film sottile. È un sapere che, nelle comunità ceramiche storiche, ha spesso viaggiato per via orale. L’esperienza femminile nella preparazione degli smalti domestici, tramandata per ricette e gesti, torna oggi come metodo: pesate tracciate, tempi misurati, registri di forno condivisi con le giurie e i curatori dei festival.

Confronto rapido

Artista Tecnica Temperatura Atmosfera/Forno Destinazione
Lucia De Santis Terra sigillata 980–1.020 °C Elettrico, affumicatura Arte
Matteo Ruggieri Gres, cenere/shino 1.260–1.300 °C Legna, riduzione Arte/Architettura
Giada Loperfido Maiolica lead-free 940–980 °C Elettrico Uso/Arte
Samuele Gori Porcellana, 3D 1.240–1.260 °C Elettrico Uso/Arte
Aisha Ben Amar Raku nudo 920–960 °C Gas, estrazione Arte
Rita Zema Lustro terzo fuoco 740–780 °C Elettrico ventilato Arte

Dove vederli e come orientarsi tra i programmi

Questi autori sono presenti nei principali festival e nelle rassegne collaterali: stand ufficiali, sezioni off, residenze e open studio. Per pianificare la visita è utile:

  • Consultare i programmi aggiornati delle rassegne principali, con attenzione alle sezioni giovani e ai premi tecnici.
  • Verificare le note tecniche pubblicate dagli artisti: tipo di impasto, curva di cottura, idoneità d’uso. Informazioni spesso disponibili in scheda opera.
  • Seguire le residenze territoriali sostenute da fondazioni e amministrazioni locali, dove i prototipi entrano in produzione limitata.
  • Richiedere certificazioni di prova per oggetti d’uso (rapporti EN 1388); molti laboratori le rilasciano su richiesta.

La mappa italiana dei festival valorizza la continuità tra tradizione e innovazione. Le nuove promesse elencate qui si distinguono per metodo, tracciabilità delle scelte e chiarezza progettuale. È in questa convergenza, più che nell’effetto speciale, che maturano le ceramiche destinate a durare: superfici ben cotte, smalti compatibili, destinazioni d’uso esplicitate e una cultura tecnica condivisa tra bottega e istituzioni.

Nives Tagliari

Nives Tagliari viene da Grottaglie, città di antica tradizione ceramica. Ha raccolto testimonianze e ricordi delle donne della sua famiglia, raccontando la trasmissione segreta di ricette di smalti fatti in casa. Oggi scrive per diffondere saperi femminili e valorizzare l’intreccio tra arte e quotidianità.

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