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Spugne e spatole per ceramica: il segreto di una superficie liscia spiegato dagli artigiani

📅 11 Agosto 2026✍️ di Giorgia Brambini⏱️ 6 min di lettura

La prima volta che ho visto una mano esperta domare l’argilla su un tornio a Faenza ho capito che la lisciatura non è un dettaglio: è narrazione tattile. Da allora seguo giovani ceramisti in laboratorio, tra prove e piccole rivoluzioni di utensili. In queste righe raccolgo ciò che funziona davvero, senza fronzoli: l’esperienza di banco filtrata con rigore giornalistico, per rendere la ceramica accessibile anche a chi inizia oggi.

Quali spugne e spatole servono davvero per ottenere una superficie liscia in ceramica?

Per una superficie liscia servono spugne a poro fine, ben strizzate, e spatole in gomma o acciaio con bordi perfettamente rifiniti. La coppia funziona quando la spugna controlla l’umidità e la spatola stende l’argilla senza strappare. Gli artigiani alternano i due strumenti con passi brevi e leggeri, come una coreografia.

Nella pratica, una spugna a poro medio-fine elimina bavette e uniforma la pelle dell’oggetto; una seconda spugna ultra-fine rifinisce e chiude i pori. Le spatole in gomma morbida accompagnano curve e tazze sul tornio; quelle in acciaio lucidato incidono appena, ideali per cilindri e piatti. “La regola d’oro? Bordi impeccabili e superfici pulite”, mi ripetono in studio: una spatola con micro-bave segna l’argilla come un aratro. Tenete sempre un panno per asciugare gli utensili e una vaschetta d’acqua fresca per sciacquare la spugna tra un passaggio e l’altro.

Quando usare la spugna e quando la spatola durante la lavorazione?

La spugna si usa per gestire l’acqua e chiudere i pori; la spatola interviene per stendere l’argilla e rettificare il profilo. In fase di “cuoio” leggero, la spatola definisce; a impasto più asciutto, la spugna leviga senza impastare. Il tempismo evita rigature e aloni.

Su tornio, dopo la centratura e la foggiatura, una spatola in gomma sostituisce la mano umida per stabilizzare pareti e ottenerle più compatte. La spugna entra subito dopo per rimuovere residui d’acqua e ammorbidire transizioni tra base e parete. Nella rifinitura a mano, prima passata con spatola metallica su terracotta in cuoio per eliminare creste, poi spugna ben strizzata in movimenti circolari ampi. In scultura, spatola per sbozzare e piani, spugna per la “pelle” finale.

Qual è la tecnica corretta per levigare senza lasciare aloni o solchi?

Usate acqua minima, pressione costante e passaggi incrociati. La spugna deve essere umida, non gocciolante; la spatola va inclinata a 30–45 gradi e fatta scorrere, non premuta. Pulite l’utensile tra un passaggio e l’altro per evitare rigature.

In pratica, iniziate con la spatola: due-tre passate orizzontali lente, poi due verticali per incrociare le fibre. Proseguite con la spugna a poro fine, movimenti circolari ampi; se compaiono aloni, avete troppa acqua: fermatevi, lasciate asciugare un minuto, riprendete con spugna più asciutta. Per bordi e labbri, usate l’angolo morbido della spatola in gomma e rifinite con la punta della spugna. Su superfici piatte, appoggiate la spatola quasi parallela, come un rasoio che pialla; su curve strette, preferite spatole piccole e flessibili. In alternativa alla spugna, per chiudere i pori prima del biscotto potete lucidare a pressione (burnishing) con un cucchiaio o una stecca di osso; con engobbi fini o Terra sigillata si ottiene una pelle compatta e setosa, pronta per una cottura dalle texture eleganti.

Meglio spugne naturali o sintetiche per la ceramica?

Le spugne naturali offrono tatto sensibile e porosità irregolare, ottime per chiudere i pori senza strappi. Le sintetiche garantiscono uniformità, costanza e durata. In studio si usano entrambe: naturale per rifinire, sintetica per “lavoro sporco”.

La naturale (mare o cellulosa) modula bene l’acqua: pressioni leggere, micro-pori che non alzano la grana dell’impasto. È delicata e va sciacquata spesso. La sintetica a poro controllato resiste, è facile da sagomare con forbici e mantiene la stessa resa nel tempo. Un compromesso molto amato: sintetiche a poro fine per la prima passata e naturali per la chiusura finale. Suggerimento pro: tenete spugne dedicate per ogni impasto (gres, terracotta, porcellana) per evitare contaminazioni di chamotte o ossidi.

Quali spatole scegliere: acciaio, gomma o legno?

L’acciaio lucidato è preciso e stabile sui piani; la gomma è flessibile e accompagna le curve; il legno offre una pressione calda e progressiva. La scelta dipende da forma, stadio di asciugatura e mano dell’artigiano. Un set misto copre il 90% dei casi.

Acciaio: cercate lame sottili, con bordi smussati e lucidatura a specchio; ideale per cilindri, piatti, smussi netti. Gomma: durezze diverse (shore A) per rispondere a curve e spessori; morbida per tazze, media per ciotole, rigida per piatti con ampio raggio. Legno: perfetto per burnishing leggero e per non raffreddare l’impasto; i bordi vanno oliati e carteggiati spesso per restare setosi. Un artigiano mi mostra una dima in acciaio fatta in proprio: “Se il bordo riflette la luce, non graffia”. Vale più di mille prove.

Come evitare graffi e microfessure su gres e porcellana?

Meno acqua, più controllo e utensili impeccabili. Gres e porcellana sono densi: richiedono passate brevi, asciugatura intermedia e spigoli perfettamente lisci. Evitate carteggiature a secco: la polvere è pericolosa e crea micrograffi. Meglio microfiniture a umido e burnishing leggero.

Per gres, procedete a cuoio medio: spatola d’acciaio lucidato per stendere, poi spugna sintetica a poro fine con movimenti circolari contenuti. Per porcellana, riducete l’acqua al minimo e preferite spatole in gomma rigida: sale subito a lucido, ma segna facilmente. Se servono microcorrezioni, usate spugne ultra-fini o panni in microfibra umidi. Evitate la levigatura a secco: oltre al rischio sanitario legato alla Silice cristallina, la polvere abrade la superficie e apre la strada a cavillature in cottura. In rifinitura, lasciate riposare il pezzo qualche minuto: la tensione si redistribuisce e i passaggi successivi risultano più puliti.

Quali errori comuni commettono i principianti con spugne e spatole?

Gli errori più frequenti sono usare troppa acqua, premere troppo e non pulire i bordi degli utensili. L’eccesso d’acqua impasta e lascia aloni; la pressione scava; le micro-bave incidono. Procedete per passaggi leggeri e utensili sempre puliti.

Altro abbaglio: cercare la “perfezione” in crudo e toccare all’infinito. La lisciatura efficace è economica: due o tre cicli ben calibrati e stop. Mescolare spugne su impasti diversi porta granuli duri dove non servono; dedicate un set a ogni corpo ceramico. Infine, cercare il lucido prima del biscotto usando acqua come lucido: illusione ottica che in cottura svanisce. Meglio puntare a una pelle compatta e coerente con la finitura prevista (engobbi, smalti, ossidi).

Domande rapide

  • Quanta acqua usare sulla spugna? Appena umida: se la schiacci e gocciola, è troppa.
  • Posso lisciare dopo il biscotto? Sì, ma solo a umido e con panni/spugne ultra-fini per non graffiare.
  • Spatola fredda o calda? Tiepida di mano: l’acciaio freddo irrigidisce l’impasto, quello caldo scivola meglio.
  • Serve sapone nell’acqua? No: altera la tensione superficiale e può lasciare residui sullo smalto.
  • Come mantenere i bordi delle spatole? Carteggiatura fine (1000–2000) e lucido con pasta abrasiva, poi pulizia.

Giorgia Brambini

Giorgia Brambini ha scoperto la passione per la ceramica assistendo a una dimostrazione di tornio a Faenza. Da allora collabora con giovani artisti e scrive sulle loro sperimentazioni tra arte e design. Il suo obiettivo è rendere accessibile il mondo della ceramica ai più giovani attraverso narrazioni coinvolgenti.

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